L’Uso Psicoterapeutico della Fiaba nel Lavoro di Verena Kast

uso-psicoterapeutico-della-fiabaNel suo lavoro psicoterapeutico con la fiaba Verena Kast sviluppa un presupposto teorico tipicamente junghiano: se le fiabe sono rappresentazioni simboliche di determinati problemi, la singola fiaba che “tocca emotivamente” una specifica persona riesce a farlo perché esprime simbolicamente un conflitto inconscio, carico da un punto di vista emotivo, presente nella persona stessa. In altre parole, secondo la Kast, se una fiaba fa vibrare una persona ciò accade perché le immagini simboliche della fiaba slatentizzano emozioni e conflitti che non riescono, per le più svariate ragioni, ad essere espresse in altro modo.Per la Kast, quindi, il lavoro con la fiaba aiuta il paziente nel divenire più consapevole delle emozioni che albergano dentro se stesso, e contemporaneamente offre la possibilità di avvicinarsi meglio ad un certo conflitto, perché in essa sono insite nuove prospettive. Facciamo un esempio, tratto dalla Kast stessa. Prendiamo il caso di una donna cresciuta senza padre, con un legame molto stretto con la madre, in analisi perché non riesce a trovare la propria strada nel mondo e per problemi di ansia-aggressività. Ad un certo punto del percorso terapeutico, la paziente porta in seduta un sogno che le ricorda la vicenda di Cappuccetto Rosso. La Kast, dopo aver ricevuto risposta affermativa sul fatto che questa fiaba avesse avuto una certa importanza durante l’infanzia della paziente, le propone di lavorare con questa storia.
In linea generale, nella prima parte del lavoro con le fiabe la Kast facilita un paziente nel vedere come una certa fiaba presenti delle analogie con la sua situazione psichica. Nella storia di Cappuccetto Rosso, come tutti sanno, la bambina deve portare un cestino di cibo alla nonna, ma nel farlo, appena devia dalla strada indicata dalla madre, si imbatte nel lupo cattivo. Alla fine della storia Cappuccetto Rosso e la nonna, nel frattempo divorate dal lupo, vengono liberate dal cacciatore. Tornando alla paziente dell’esempio, possiamo notare come sia Cappuccetto Rosso, sia la paziente stessa manchino di una padre, e possiamo anche osservare come le difficoltà inizino nel momento in cui non vengono seguiti i dettami materni. Nel momento in cui la paziente si rende conto che la fiaba tocca un suo punto sensibile, un complesso, la Kast inizia un lavoro più simbolico con la fiaba.
Fa notare che la fiaba prospetta una soluzione a questa separazione/differenziazione dalla madre: per superare questo conflitto ci vorrebbe l’apporto psichico di un maschile interiore capace di proteggere dai rischi che si corrono nell’intraprendere una strada propria. La storia di Cappuccetto Rosso può essere infatti interpretata come il dover imparare a far fronte, nel separarsi psicologicamente dalla madre, alle proprie paure più nascoste e al proprio lato “avido” di vita (si ricorderà che Cappuccetto Rosso è completamente rapita da tutto ciò che la circonda); aspetti nella fiaba rappresentati entrambi dal lupo, non casualmente sconfitto dal cacciatore. Ma la Kast non si limita a ciò, fa di più: invita il paziente a “giocherellare” con la fiaba. Questo giocherellare con la fiaba consiste sostanzialmente di due passi: un calarsi in fantasia nei vari personaggi di una fiaba; e lo scrivere una propria versione della fiaba con cui si sta lavorando. Calarsi nei personaggi di una fiaba permette di esplorare a fondo i vissuti insiti in una certa situazione. Tornando all’esempio di poco sopra, la paziente della Kast ha colto, lasciando libero spazio alla “sua” Cappuccetto Rosso, come si sentisse cattiva nell’incamminarsi su una sua strada e allo stesso tempo tradita e abbandonata dalla madre per il suo lasciarle fare ciò. Interpretando il lupo, questa donna, ha preso consapevolezza del rapporto problematico con il suo lato animalesco: ha scoperto di esserne affascinata (anche Cappuccetto Rosso, detto per inciso, è palesemente attratta dal lupo), ma allo stesso tempo incapace di gestirlo e dosarlo opportunamente nelle varie situazioni della propria vita lavorativa e affettiva. Uscendo dall’esempio, si può dire che il lavoro con la fiaba fa emergere tutte le ambivalenze e la complessità che accompagnano un conflitto.
Scrivere una fiaba, o meglio una versione personale di una fiaba che ci colpisce, fa venire alla luce il modo in cui una persona cerca di risolvere il proprio conflitto. Nell’atto di creare una fiaba, ritiene la Kast: “Le nostre immagini interne possono così fluire con maggiore libertà, facendoci sentire più vivi e permettendoci di accostarci a strati più profondi della nostra personalità difficilmente raggiungibili in altro modo. Nello scrivere una fiaba, e questo è l’aspetto che reputo più importante, ci affidiamo a un mondo in cui sono possibili trasformazioni fantastiche, in cui, lasciando libero corso alle nostre utopie, recuperiamo le nostre speranze e il nostro potenziale di cambiamento. Ciò sblocca la fissità dell’immagine di sé, insieme con quella del mondo e della propria situazione, e l’imbarazzo lascia il posto alla sensazione di essere in grado di creare qualcosa, di possedere gli strumenti per influire sulla realtà. In questo consiste l’effetto terapeutico di tale metodo” (Kast, 2006, pagg. 62-63).
Nel parlare di uso psicoterapeutico della fiaba, 2 domande sorgono da sé: quando usare una fiaba in terapia? E con quale paziente?
Alla prima domanda, a cui una parziale risposta è già stata data, si può rispondere dicendo che la fiaba, se non introdotta da un sogno, è un ottimo strumento terapeutico nel momento in cui c’è un blocco emozionale, uno stallo da cui la coppia analitica non riesce ad uscire.
Il “con quale paziente?” è più delicato, nel senso che non dipende tanto dal tipo di disturbo, quanto da alcune qualità della coscienza. Se la coscienza è in grado di lasciare entrare i contenuti dell’inconscio, per poi rifletterci ed integrarli in essa, il lavoro con la fiaba è utile e dai suoi frutti. Se la coscienza è rigida e difensivamente chiusa nella sua prospettiva, il lavoro con la fiaba non riuscirà ad essere genuino e terapeuticamente efficace.
Scrive Jung in “Principi di Psicoterapia Pratica”: “Lo sviluppo psichico individuale produce qualcosa di simile al mondo arcaico della fiaba” (Jung, 1935, pagg. 18-19). Concludendo questo articolo, possiamo dire che il potere curativo del lavoro con le fiabe consiste proprio in ciò: se lo sviluppo psichico individuale è paragonabile ad una fiaba, lavorare con esse permette di far riprendere, laddove lo sia, un processo psicologico interrotto.

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