Il Concetto di Ombra in Jung e nei Post-Junghiani

ombraNel corso della sua brillante, ma ampia opera, Jung esamina il concetto di Ombra da diverse prospettive. Da un punto di vista descrittivo, come per esempio fa nel Seminario sull’Analisi dei Sogni, considera Ombra tutto ciò che non è cosciente. Da un punto di vista strutturale pone l’Ombra agli antipodi della Persona, la “maschera” con cui ci si presenta al mondo, definendola quella “componente della personalità che generalmente ha segno negativo” (Jung, 1942-1948, pag. 191).
Per quanto Jung parli di Ombra da diverse angolazioni, una lettura attenta dei suoi lavori permette di dire che egli predilige intendere l’Ombra come una componente strutturale ed ineliminabile, sia pur trasformabile, della personalità. Ciò è evidente in alcune definizione di Ombra ritrovabili nei suoi scritti. Per esempio, in “Tipi Psicologici” (1921), nonostante il termine Ombra ricorra poche volte, è implicito in tutto il discorso che l’introverso e l’estroverso costituiscano reciprocamente l’uno l’Ombra dell’altro. Nelle opere sull’alchimia, metafora per eccellenza secondo Jung della psicologia analitica, l’Ombra viene paragonata alla nigredo, la nerezza, che appartiene di per sé alla prima materia. In “L’Io e l’Inconscio” (1916-1928) scrive che l’Ombra simboleggia “l’altro lato” nostro, “il fratello oscuro”, che talvolta invisibile, è inseparabile da noi e fa parte della nostra totalità. L’Ombra è quindi parte integrante, o meglio spesso da integrare, della personalità. Come ben riassume Jolande Jacobi in “La Psicologia di C.G. Jung” l’Ombra “è una parte dell’individuo, una specie di scissione della sua essenza, che però è a lui legata” (Jacobi, 1973, pag. 137).
Questa nostra parte, l’Ombra, Jung tende a dividerla in due diverse forme: l’Ombra personale, e l’Ombra collettiva. L’Ombra personale è figlia della propria storia, delle proprie rimozioni, a (di) quei tratti psichici che il proprio ambiente di provenienza tende a far rimuovere. L’Ombra personale, rifacendoci ad un’immagine usata da Robert Bly nel suo “Il Piccolo Libro dell’Ombra” (1992), può essere intesa come una sacca che ci portiamo sempre sulle spalle piena di tutti quei contenuti psichici, che per le più svariate ragioni, tendiamo a non spendere coscientemente nella nostra vita. L’Ombra collettiva è invece legata al mondo degli archetipi. Scrive la Jacobi: “L’Ombra collettiva, che già appartiene alle figure dell’inconscio collettivo e che corrisponde, ad esempio, a una figura negativa del Vecchio Saggio o alla parte oscura del Sé; simboleggia per così dire il lato posteriore del dominante spirito del tempo” (Jacobi, 1973, pag. 139).Esempi di Ombra collettiva, intesa come l’altro lato dello spirito del tempo, sono ben presenti in letteratura. Si pensi in proposito a come celebri romanzi, quali “Lo strano caso del Dotto Jackiel e Mister Hyde” di Stevenson, o “Il lupo della Steppa” di Hesse, mostrino chiaramente il Doppio, l’alter ego, di una certa società. L’Ombra collettiva, oltre ad essere collegata con lo spirito del tempo, è inevitabilmente connessa con il tema del male. La presenza delle più svariate figure diaboliche e demoniache, nei miti e nelle culture di ogni epoca e società, testimoniano come l’Ombra archetipica sia ontologicamente legata all’essere umano. Ovviamente queste due forme di Ombra, quella personale e quella collettiva, sono entrambe contemporaneamente presenti nella psiche di una persona.
A livello individuale l’Ombra si manifesta, molto carica di affetti, nei sogni e tramite le proiezioni. Nei sogni l’Ombra è generalmente rappresentata da una figura dello stesso sesso del sognatore, che si contraddistingue per l’avere un comportamento e/o un atteggiamento di segno opposto a quello tipicamente adottato dal sognatore. E’ quella figura, talvolta un animale, che la coscienza avverte estranea. Nel caso delle proiezioni, la propria Ombra viene attribuita a qualcun altro: detto in termini evangelici si tende a vedere la pagliuzza nell’occhio dell’altro, ma non la trave che si ha nel proprio. Questo fenomeno è praticamente osservabile in moltissime situazioni: nelle relazioni individuali, in quelle tra gruppi, tra membri dello stesso gruppo, nel rapporto tra nazioni.
Ma perché è tanto importante “lavorare” sulla propria Ombra? In primo luogo permette di avere una maggiore consapevolezza di sé, e ciò rende più umani e più autenticamente in relazione con gli altri. Divenire consapevoli di una proiezione significa vedere l’Altro per quello che è. Non riconoscere la propria Ombra distorce invece le relazioni: un uomo senza Ombra identifica se stesso con il buono e giusto e gli altri con il cattivo e lo sbagliato. In altre parole non conoscere la propria Ombra, il proiettarla sempre all’esterno, finisce con il dividere il mondo e se stessi in bianco e nero. In “La Psicologia della Traslazione” (1946)Jung scrive che conoscere la propria Ombra rende l’uomo corporeo. Secondo Von Franz (1988), con ciò Jung intendeva dire che scoprire la propria Ombra rende terreni, più umili e meno onnipotenti.
Lavorare sulla propria Ombra “apre” alla trasformazione psichica. In “Psicologia e Religione” Jung (1938-1940)scrive: “Ognuno è seguito da un’Ombra, tanto più nera e densa quanto meno è incorporata nella vita cosciente dell’individuo.” E’ la consapevolezza dunque che permette di cambiare e di evolversi. Facciamo un esempio. Ammettiamo che un proprio lato di Ombra sia l’avidità: se uno non è consapevole di questo suo tratto esso agisce, entra cioè senza mediazioni nella propria vita, mentre l’essere ben consapevoli della propria avidità permette una riflessione su di essa. Un’avidità cosciente può così trasformarsi in parsimonia, qualità affatto deprecabile. Tutto ciò perché la riappropriazione di un contenuto psichico inconscio libera energia di cui può disporre la coscienza.
Ma il lavoro sull’Ombra facilita l’evoluzione psichica anche per un’altra ragione: essa è spesso contaminata con la quarta funzione, e pertanto, da questo punto di vista, l’Ombra pare collegata allo sviluppo di nuove possibilità psichiche. Proviamo a vederne il perché. Come noto Jung divide il possibile orientamento della coscienza in quattro funzioni: il pensiero, il sentimento, la sensazione, e l’intuizione. Di queste quattro una sarà dominante, nel senso che sarà la risorsa psichica che effettivamente utilizzerà la coscienza per muoversi nel mondo, due saranno parzialmente coscienti, ed una si presenterà radicalmente inconscia . La Von Franz definisce la funzione inferiore “lenta, infantile, ingenua, tirannica” (Von Franz, 1988, pag. 29). La funzione inferiore, proprio in virtù di queste sue caratteristiche tende appunto a contaminarsi con l’Ombra. Per Von Franz questa contaminazione Ombra-funzione inferiore la si osserva spesso nelle fiabe, laddove si incontra per esempio un personaggio che “appare come un eroe-Ombra, più primitivo e istintivo dell’eroe, ma non inferiore sul piano morale” (Von Franz, 1969, pag. 103).
Si ricorderà che poc’anzi è stato proposta una definizione di Ombra, fornitaci da Jung, come “componente della personalità che generalmente ha segno negativo”. Nello stesso saggio, poco dopo afferma: “In questa personalità inferiore è contenuto tutto ciò che non vuole aderire e adattarsi alla legge e alle regole della vita cosciente….Un esame più accurato mostra che vi si trova, fra le altre, almeno una funzione che dovrebbe cooperare all’orientamento della coscienza. Essa coopera, infatti, non certo nel senso di scopi e intenzioni coscienti, bensì nel senso di tendenze inconsce, che perseguono un’altra meta. E’ la quarta funzione, cosiddetta inferiore, che è autonoma di fronte alla coscienza” (Jung, 1942-1948, pag. 192). Da questo passo si evince che l’Ombra e la funzione inferiore servono a compensare la coscienza, a mitigarne l’unilateralità, e riportare l’uomo verso la sua totalità.
Concludendo questo articolo possiamo che dire che l’Ombra, considerata e valutata nel complesso della personalità, può svolgere una funzione costruttiva, dice sostanzialmente Jung, perché rende le persone più consapevoli e perché fa porre attenzione e cura ad elementi poco conosciuti, poco sviluppati, poco padroneggiati, ma dai quali possono giungere nuovi ed inaspettati sviluppi della personalità.

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