L’Ansia tra Normalità e Patologia: Quando è Opportuno Rivolgersi ad uno Psicoterapeuta

ansiaL’ansia è un’emozione naturale ed universalmente diffusa. L’uomo la conosce dalla notte dai tempi, e ne ha sempre fatto esperienza. Mi si lasci fare un esempio: si pensi per un attimo all’uomo primitivo che viveva nelle caverne. Come poteva egli valutare i numerosi pericoli, quali animali feroci, condizioni atmosferiche, che erano presenti nel suo ambiente? Di fatto non aveva strumenti a sua disposizione. Poteva solo fidarsi di quanto emergeva dal suo organismo: ovvero quella reazione istintiva di generalizzata attivazione che gli segnalava anticipatamente la presenza di un pericolo e la necessita di prestare attenzione. Ascoltando questa sua reazione, dandole credito, l’uomo primitivo poteva sopravvivere: di volta in volta era messo in condizione di poter decidere se lottare o fuggire dinanzi a quanto stava per trovarsi difronte. Questa reazione di attivazione generalizzata, suscitata da un pericolo concreto e reale, può essere considerata l’ansia fisiologica o normale. E’ sostanzialmente un meccanismo protettivo che facilita la possibilità di adattarsi ad un ambiente e/o di eseguire un compito. Facciamo un altro esempio, mettendo da parte il nostro caro antenato. Prendiamo il caso di uno studente universitario che si trovi alle prese con un esame poco interessante: se non ci fosse una certa dose di ansia legata al rendersi conto che senza quell’esame noioso sarebbe in pericolo la laurea stessa, l’esame in questione probabilmente non verrebbe mai sostenuto. Questo tipo di ansia, da cui si potrebbero ricavare altre mille esempi dalla quotidianità, è costruttiva, perché facilita la crescita e lo sviluppo della personalità.
Nell’ambito dell’ansia normale rientra anche quella che in filosofia è stata definita “ansia esistenziale”. Parlando di essa, Charles Spielberger, un autore americano, ha affermato che: “Un numero sempre più vasto di persone si rende conto di quale sia il suo peso sulla vita contemporanea: essa incide su ogni espressione della letteratura, delle arti, delle scienze, delle religioni e su molti altri aspetti della nostra cultura”. Effettivamente è difficile non essere d’accordo con l’affermazione di Spielberger. Si pensi per esempio a quanto le religioni o la scienza trattino più o meno direttamente il tema della paura della morte, ansia esistenziale per eccellenza. Oppure si pensi a quanta letteratura affronti il tema del diverso, dello straniero, ovvero l’ansia dell’ignoto, a cui nessuno può sfuggire, neanche il bambino che per la prima volta dovrà dormire da solo nel buio della sua cameretta. Anche l’ansia esistenziale può facilitare la crescita perché “costringe” l’uomo a porsi delle domande che, se da una parte ne evidenziano la caducità, dall’altra lo costringono a vivere e ad aprirsi al mondo.
Ma se l’ansia è un’emozione naturale, che in primo luogo serve a proteggere l’uomo e a permetterne la crescita, quando da normale si trasforma in patologica? In atre parole, quando l’ansia da risorsa si tramuta in limite?
Per rispondere a tali questioni, possiamo usare due criteri: il primo è strettamente sintomatologico, mentre il secondo è, per così dire, più qualitativo.
In generale, l’ ansia patologica è caratterizzata dalla simultanea presenza, anche se talvolta prevale l’una o l’altra componente, di una sintomatologia psichica e somatica: apprensione, senso di impotenza, terrore, paura intensa, senso di soffocamento, si manifestano con una tensione muscolare diffusa, tachicardia, vertigini, testa vuota, difficoltà di concentrazione, dolori addominali, dolori al torace, agitazione motoria.
Da un punto di vista più clinico e meno di stretta osservanza diagnostica, l’ansia patologica si distingue dall’ansia normale per l’essere un’ansia senza oggetto, o meglio il cui oggetto non è cosciente. Per cogliere meglio il senso di quest’ultima affermazione, si rifletta per esempio su quanto avviene nella persona fobica o nella persona ipocondriaca. La persona ipocondriaca ha già fatto tutti gli esami possibili, ma ciò non è mai sufficiente a rassicurarla e la sua ansia è ancora sul tappeto; così come una persona che ha una fobia per i serpenti, o degli ascensori, o del mare, intuisce da sé che i suoi timori non hanno una base realistica, ma nulla toglie che continui ad evitare certi posti, e tutto ciò, persone incluse, che vi sono collegate. Come mai avviene ciò? La persona fobica o ipocondriaca è forse “pazza”? No, assolutamente no, ma evidentemente nella fobia, o nell’ipocondria, ciò che riesce ad attivare così tanta ansia deve avere un valore altro rispetto al valore che normalmente gli viene attribuito. Detto in altro modo, l’acqua del mare, o il serpente, o qualsiasi altra cosa che genera terrore, nella persona fobica rappresentano simbolicamente un qualcosa che alla persona stessa sfugge. La stessa cosa avviene nell’ipocondriaco: in egli il cuore, i polmoni, la testa, non sono più semplici parti del corpo, bensì dei simboli inconsci che celano emozioni, conflitti, e ad aspetti della personalità sconosciuti. Anche negli altri disturbi d’ansia si può rintracciare il fenomeno dell’ansia senza oggetto, basti pensare che ciò che più sconcerta le persone che soffrono del disturbo da attacchi di panico è proprio l’incomprensibilità del panico, ma non appare opportuno continuare con altri esempi.
Concludendo, si può dire che l’ansia da adattiva si trasforma in ansia patologica, meritevole di un tempestivo intervento terapeutico, nel momento in cui perde il suo usuale rapporto di collegamento con la realtà per esprimere dei contenuti inconsci che, in quella determinata fase, non possono essere espressi altrimenti.

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